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Piumino d’oca: Le cose da sapere prima dell’acquisto

Ecco le cose da sapere riguardo al piumino d’oca:

piumoni oca

Qualità della piuma


Partendo dal dato di fatto che solo oche e anatre forniscono le migliori piume, bisogna avere chiara la distinzione fra piumino o fiocco e piuma. Il piumino oca o fiocco si presenta come un soffice batuffolo formato da piccole “barbe” e proviene dal sotto petto dell’oca. La sua struttura permette di trattenere l’aria creando un effetto isolante che consente agli animali di sopportare escursioni termiche e di passare dal caldo al freddo. Il piumino risulta più pregiato della piuma che è composta da uno stelo detto rachide da cui si dipartono i filamenti. Attenzione perché molto spesso vengono spacciate per piuma e piumino d’oca penne o piume di galline, triturate e mescolate tra di loro.
È importante, dunque, leggere sempre l’etichetta e guardare la composizione: l’ideale sarebbe 100% piumino oca, o almeno 90% piumino e 10% piumetta.

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Provenienza della piuma

Oltre alla distinzione precedentemente illustrata, ciò che fa la differenza nella qualità della piuma è la provenienza degli animali. Naturalmente gli animali provenienti da allevamenti in paesi freddi come la Siberia, il Canada, la Groenlandia, l’Europa Nord Orientale (Ungheria, Polonia) forniranno una piuma più folta, soffice e pregiata. Il top è costituito dal fiocco di Edredone, un’anatra selvatica che vive prevalentemente in Islanda, che ha come caratteristica unica una forte coesione per poter resistere ai venti artici. Le femmine dell’edredone, dal piumaggio bruno, ricoprono il nido con i fiocchi morbidi del sotto petto per proteggere le uova. I fiocchi, la cui quantità varia ogni anno, vengono raccolti e sterilizzati ed usati per i capi imbottiti in puro fiocco di edredone.

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Che cosa è il Filling power

Il Filling power è la capacità di riempimento del piumino oca, cioè il rapporto volume/peso dell’imbottitura del piumino da cui si deduce la qualità del prodotto. Più è alto il Filling Power, migliore sarà la qualità della piuma: infatti più la piuma è pregiata, minore sarà la quantità che ne occorre per riempire il piumone, che risulterà più soffice e leggero.

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Le certificazioni e la tutela degli animali

La piuma deve, innanzitutto, essere vergine cioè nuova, mai usata in precedenza, ma lavata, sterilizzata e depolverizzata.
Il marchio Nomite riportato sui piumini garantisce che il prodotto è anallergico e antiacaro e quindi adatto anche alle persone che soffrono di allergie. Infatti la piuma, contrariamente a quanto si crede, non costituisce un habitat favorevole per gli acari.
L’OEKO-TEX®, invece, è il marchio dei prodotti tessili che certifica la non nocività per la salute.
Inoltre, tra le garanzie fornite da alcuni produttori di piumini, vi è quella che riguarda la loro adesione all’Associazione dell’industria delle piume e degli articoli da letto (EDFA) che attesta il trattamento adeguato delle oche e la loro provenienza da allevamenti certificati in cui gli animali vengono spiumati solo dopo la macellazione. In altre parole, la piuma viene ricavata da animali utilizzati dall’industria alimentare e le oche vengono spiumate solo dopo morte.

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I punti di calore

Prima di procedere all’acquisto è essenziale conoscere qual è il coefficiente di calore più adatto alle nostre esigenze. Per questo i piumini vengono classificati in base ai punti di calore che vanno da 1 a 5, cioè dalla versione light, leggerissima per l’estate, a quella caldissima per climi rigidi. Tra i modelli di piumini più consigliati il Trio costituito da due piumini, uno medio e uno leggero, che uniti attraverso appositi bottoncini forniscono il massimo comfort e calore (3+2 punti di calore). Di recente è stato introdotta dalle principali aziende, fra cui l’austriaca Kauffmann, una nuova classificazione che prevede una distinzione fra piumino leggero  ideale per la primavera e l’estate; medio per le mezze stagioni; caldo ideale per l’autunno o per l’inverno cittadino e caldissimo per inverni rigidi o camere poco riscaldate.

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Tessuto e confezione

Anche il tessuto esterno usato per contenere la piuma fa la differenza. Il rivestimento è bene che sia di cotone, a trama fitta e compatta in modo tale da impedire la fuoriuscita dei fiocchi e l’insediamento all’interno di acari e polvere, e garantire la traspirabilità. In alcuni collezioni vengono impiegati per l’esterno anche tessuti pregiatissimi come batista di cotone, seta e cashemere per rendere il prodotto più leggero e delicato al tatto.
Il confezionamento può essere a quadri fissi, a cassettoni o a canali. La trapuntatura a quadro fisso non consente alla piuma di spostarsi e quindi la distribuzione del materiale e il calore risultano uniformi. In questo modo non è necessario scuotere il piumone quando si rifà il letto. Quella a cassettoni, usata in genere per piumini più pesanti, permette attraverso distanziatori interni alle cuciture un’omogenea distribuzione dell’imbottitura nei riquadri, evitando che si creino zone fredde. La struttura a canali tubolari verticali, sul tipo piumini danesi, consente al fiocco di piumino di espandersi assorbendo aria, creando il giusto isolamento termico. L’interscambio della piuma assicura una maggiore durata del contenuto.

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Detersivi professionali per il bucato: perché meglio liquidi che in polvere?

Quando parliamo di pulizia e detergenza, professionale o domestica, un settore da considerare a parte è quello del bucato. Il lavaggio e la disinfezione dei tessuti, siano essi di abbigliamento o di complementi di arredo (tende, tovaglie, etc.) richiede infatti delle conoscenze specifiche, e l’impiego di detergenti professionali, compresi i detergenti ecologici, dovranno essere scelti in maniera molto accurata. I detersivi per il bucato vengono commercializzati sotto diverse etichette, tipologie e “textures”. Si possono perciò trovare diciture di detergenti per il bucato a mano, in lavatrice, ammorbidenti, smacchiatori, pretrattanti, sapone, e così via. Le consistenze o textures sono diverse: in polvere, liquidi, in capsule, solidi. Cerchiamo allora di capire quali detergenti professionali per il bucato siano più efficaci: quelli in polvere o quelli liquidi?

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Detersivi liquidi: più pratici e comodi rispetto alla polvere

Di sicuro quando ci si trova di fronte alla scelta tra detergenti professionali liquidi rispetto a quelli in polvere, il liquido ha senz’altro il vantaggio di essere più pratico da trasportare e da utilizzare. Si versa facilmente in lavatrice, non cade a terra sporcando il pavimento, non si attacca ai tessuti come potrebbe invece fare un detersivo in polvere. Gli ammorbidenti, inoltre, si trovano in commercio soltanto in forma liquida e non in polvere.

I vantaggi dei detergenti liquidi

Oltre al fatto di essere facilmente trasportabili e utilizzabili, i detergenti liquidi hanno il vantaggio di sciogliersi rapidamente in acqua, e di trasferire immediatamente il loro potere pulente ai tessuti. Non si accumula poi nei piccoli scomparti della lavatrice e non ne intacca le guarnizioni. È la forma più facilmente reperibile in qualità di  detergenti ecologici, visto che contiene anche molte meno sostanze chimiche pericolose rispetto ai detergenti in polvere. Possono infine essere usati con successo anche come pre-trattanti.

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Detersivi in polvere: più convenienti, ma dalle capacità pulenti più basse

I detergenti professionali in polvere da bucato possono essere considerati i detersivi del passato, in quanto erano molto utilizzati fino ad una trentina di anni fa. Come i detergenti liquidi, anche quelli in polvere hanno vantaggi e svantaggi. Vediamo quali sono.

Gli svantaggi della polvere

I detersivi da bucato in polvere hanno il principale svantaggio (a meno che non si acquistino prodotti di un prezzo molto alto) di non sciogliersi completamente in acqua, lasciando delle tracce sui tessuti. Questo fatto comporta innanzitutto la possibilità di reazioni allergiche sulla pelle, o anche di difficoltà respiratorie in chi è allergico. A parte le confezioni in cui viene venduto, il suo contenuto risulta altamente inquinante sulle fosse settiche, ma anche per i mari e i fiumi.

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Lavaggio

Usura dei capi

Difetti che si evidenziano nel lavaggio la cui origine va attribuita alle sollecitazioni di indosso o alle mediocri proprietà dei materiali. Ecco alcune delle situazioni più frequenti.

L’ usura delle punte e dei bordi del colletto e delle maniche, macchie rosate, difetti su capi in lana riposti nell’armadio, attacchi chimici, danni su capi in acetato o fibra mista con acetato, macchie derivanti da applicazioni come fettucce o bottoni, accessori con superfici taglienti, bassa solidità del colore alla luce di tessuti realizzati con peli di animali: sono alcuni dei difetti che spesso si evidenziano dopo il lavaggio, ma che sono spesso causati dalle sollecitazioni dell’indosso e dalle mediocri proprietà dei materiali. Ecco alcune situazioni:

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Usura delle punte e dei bordi del colletto, e dei bordi delle maniche

Fig. 1 – Usura dei polsi

Al fine di preservare la tenuta e la forma del capo, i confezionisti rinforzano alcune parti della camicia o della camicetta, quali il collo o colletto e i polsini, per renderle più rigide. Queste parti tendono quindi a consumarsi più velocemente per mancanza di flessibilità.

Inoltre, le punte del colletto stesso mostrano una consistenza notevole dello spessore dovuta alle diverse riprese di cucitura: tali “ispessimenti”, localizzati proprio sul bordo appuntito del colletto, ne aumentano ulteriormente l’effetto negativo impedendo al tessuto di piegarsi.

Fig. 2 – Microfalli ai polsi

Ebbene, la resina superficiale rende più fragile il tessuto e provoca due effetti che si originano durante lo sfregamento di indosso, localizzati nelle zone maggiormente soggette a tale fenomeno: una forte sbiaditura a causa dello spostamento della resina e la formazione di microfalli lungo i bordi (Fig. 1, 2).

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Macchie rosate provocate dal sudore e dalla luce

Spesso i clienti, dopo aver ritirato i propri capi dalla lavanderia, possono recriminare sulla presenza di macchie rosate affermando che prima non ci fossero; tali macchie invece sono causate dalla sudorazione corporea unitamente all’esposizione alla luce. Inoltre alcuni colori, in particolare l’avio, sono molto sensibili e delicati e vengono sottoposti facilmente a viraggi, a causa di agenti acidi o alcalini (sudore) e della luce.

A conferma di ciò, le zone più soggette al difetto sono quelle che vengono a contatto con le mani impregnate di sudore durante l’indosso (cosce), quelle maggiormente a contatto con il sudore del corpo ed esposte alla luce (spalle) o quelle più pelose e con maggiore superficie di esposizione alla luce (bordi) (Fig. 3).

Fig. 3. – Viraggio colore al bordo
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Capi in lana: buchi su capi riposti nell’armadio

Chi non ha avuto nel suo armadio capi in lana “decorati” da piccoli buchi? La responsabile è la larva della tarma, che si nutre della cheratina contenuta nella lana. Quando si osservano al microscopio le fibre in corrispondenza del bordo dei buchi in questione, si possono vedere delle tracce di denti (Fig. 4). La larva si trasforma poi in farfalla, che non mangia più ma si riproduce e depone le uova.

Esistono dei trattamenti per allontanarle (le vecchie, ora proibite, palline di naftalina) o ucciderle.
Può capitare anche che il buco non si sia formato completamente e passi inosservato, ma comparirà dopo il lavaggio.

Facciamo l’esempio di una giacca con un piccolo buco nel mezzo della schiena. Soltanto il tessuto esterno è stato attaccato, mentre la fodera in poliestere, che aderisce abbastanza vicino al tessuto esterno, non lo è. Questo insetto, allo stato di larva e quindi durante la sua crescita, si nutre unicamente di fibre di lana: perciò, senza che ciò si veda, i fili hanno perso resistenza nei punti attaccati dagli insetti.
Al momento della pulitura non resistono all’azione meccanica e inevitabile si rompono causando l’incidente, senza che ci sia un errore tecnico da parte del pulitore.

Fig. 4. – Morsi di larva di tarma visti al microscopio
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Tessuti in Cotone: difetti che si evidenziano nel lavaggio

Nel caso illustrato in Fig. 5, grazie a una verifica al microscopio, è stato rilevato che le fibre prelevate ai bordi del difetto (trattate con perossido di sodio al 18%) hanno subito un attacco chimico (Fig. 6).

Le fibre prelevate nelle zone normali – con estremità a capocchia – trattate con perossido di sodio al 18%, non hanno subito alcun attacco chimico (Fig. 7).

Si tratta, infatti, di un difetto da attacco chimico provocato con prodotti chimici di smacchiatura o, al limite, da un contatto prolungato con sudore particolarmente aggressivo che si evidenzia soprattutto dopo il lavaggio. Riteniamo più probabile la smacchiatura. Un indosso e una manutenzione corrette non potrebbero provocare un danno simile.

Fig. 5 – Tessuti in cotone: falli che si evidenziano nei lavaggi
Fig. 6 – Estremità della fibra di cotone senza capocchia
Fig. 7 – Estremità della fibra di cotone con capocchia

Credit to: https://www.technofashion.it/

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Lavaggio Lavaggio a Secco

Lavaggio a Secco

Il lavaggio a secco, è una particolare tecnica che prevede l’utilizzo di un solvente organico al posto dell’acqua. Il solvente: è una sostanza capace di scioglierne un’altra, creando così una nuova soluzione. La storia delle miscele, utilizzate per il lavaggio a secco, è piuttosto travagliata. Infatti, la maggior parte dei prodotti impiegati si sono rivelati dannosi per il corpo umano, in quanto velenosi o cancerogeni (tetracloruro di carbonio, trielina, freon). Oggi, nell’intento di abbandonare l’uso di solventi nocivi, vengono utilizzati prodotti di nuova generazione, come l’anidride carbonica liquida.

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In cosa consiste il lavaggio a secco?

Particolarmente indicato per eliminare macchie d’olio e grasso, il lavaggio a secco, garantisce un bucato pulito e disinfettato. Decisamente più articolata e di dimensioni maggiori rispetto ad una normale lavatrice, per il lavaggio a secco, viene utilizzata una speciale macchina che funziona a circuito chiuso, dotata di una botte, serbatoi, filtri ed un sistema di distillazione. Attraverso questo complicato sistema, è possibile la lavorazione dei solventi. Dopo aver inserito il carico da lavare, da uno dei serbatoi viene prelevato il solvente ed inserito nella botte. Il bucato viene fatto circolare tra la botte ed i filtri, che trattengono lo sporco, mentre le macchie di grasso vengono chimicamente rimosse grazie ai solventi. Quando il lavaggio è al termine, il solvente viene scaricato nel distillatore. Quest’ultimo, riscaldando il composto, lo converte in vapore. La distillazione è una fase fondamentale del processo di lavaggio a secco, in quanto permette la separazione delle particelle di sporco dal solvente ed il  recupero parziale di quest’ultimo.

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Perchè scegliere il lavaggio a secco?

Libera i tuoi capi dallo sporco più ostinato, assicurandoti un’igiene antibatterica. Ecco gli insuperabili vantaggi del lavaggio a secco.

Noi come azienda di lunga data nell’utilizzo di questa tecnica, Clean & Fresh, offre ogni giorno a centinaia di clienti, un servizio completo di lavaggio perfetto dei capi più importanti. Elimineremo anche le macchie più grasse, garantendoti sempre la massima sanità del tuo bucato.

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Composizione Capo Consigli etichetta lavaggio Lavaggio

Consigli, Simbolo lavaggio: come non rovinare i capi

Capire i simboli del lavaggio è importante per non rovinare i vestiti, soprattutto se siete al vostro primo bucato. Seguendo quelle istruzioni poste sulle etichette dei vestiti possiamo lavare i nostri indumenti senza timore di rovinarli. Nelle legenda sono indicati il tipo di lavaggio, la temperatura, se può essere candeggiato, stirato, se può essere utilizzata la centrifuga e il metodo di asciugatura. Le diverse temperature consigliate sull’etichetta dei capi le ritroverete, poi, anche sul programma della vostra lavatrice dove saranno indicati anche i tessuti.

Saper interpretare i simboli sulle etichette dei vestiti, dunque, è importante per non rovinare i capi d’abbigliamento: sulle etichette, infatti, sono presenti tutte le informazioni necessarie affinché il bucato sia lavato e igienizzato perfettamente. In questa mini guida vi spiegheremo il significato dei più comuni simboli di lavaggio che troviamo sulle etichette degli indumenti, per lavarli nel modo giusto senza il rischio di rovinarli.

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Simboli lavaggio in acqua

Vaschetta senza indicazione dei gradi: il capo può essere lavato in acqua

Vaschetta con la mano immersa: il lavaggio si può effettuare solo a mano a una temperatura massima di 40°con un lavaggio delicato e senza strizzare

Vaschetta con indicazione dei gradi: significa che l’indumento può essere lavato in lavatrice alla temperatura massima indicata.

Vaschetta con sotto una linea: il lavaggio va eseguito a media velocità per i capi sintetici.

Vaschetta con sotto doppia linea: il lavaggio deve essere extra delicato.

Vaschetta con la X: il capo non può essere lavato in acqua.

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Lavaggio a Secco

Cerchio vuoto: il capo può essere lavato a secco.

Cerchio con lettera A: l’indumento può essere lavato a secco con tutti i solventi in uso.

Cerchio con lettera F: il lavaggio a secco può avvenire solo con solventi a base di petrolio di tipo R113, idrocarburi e tricloroetano.

P cerchiata: il lavaggio a secco può essere fatto con Percloroetilene, un solvente normalmente in uso.

Cerchio con la W: l’indumento può essere lavato solo con l’acqua. Se sulla lettera W c’è una X allora il capo può essere lavato solo a secco.

Cerchio con la X: il capo non può essere lavato a secco.

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Simbolo per stiratura

Ferro da stiro: significa che il capo può essere stirato

Ferro da stiro con pallino al centro: i pallini stanno ad indicare la temperatura: un pallino non bisogna superare i 110°; due pallini i 150°; tre pallini la temperatura non deve essere oltre i 200°.

Ferro da stiro con la X: l’indumento non può essere stirato.

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Simbolo per asciugatura

Quadrato con cerchio al centro: il capo può essere asciugato con l’asciugatrice.

Quadrato con cerchio e X: l’indumento non può essere asciugato con l’asciugatrice.

Quadrato con cerchio e puntino al centro: il puntino sta ad indicare la temperatura massima a cui il capo può essere asciugato: un puntino basse temperature; due puntini temperatura media; tre puntini significa che l’indumento può essere asciugato anche ad alte temperature.

Quadrato con tre linee verticali: asciugatura verticale all’aperto senza strizzare né centrifugare.

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