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Macchie ed Armadio: cosa può succedere nel vostro armadio

La comparsa di Macchie o aree scolorite su un capo d’abbigliamento riposto nell’armadio che sia a breve termine o a lungo termine (vedi cambio di stagione) è ciò che crea maggiori dubbi. Vediamo ora cosa può succedere nell’armadio:

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Macchie causate da insetti

Oltre alla numerosa esistenza di insetti che possono infestare la casa e il tuo armadio anche in modo invisibile (gli scienziati ne hanno identificati 800.000), questi insetti secernono acqua ed altro materiale di rifiuto che possono macchiare fibre e dunque tessuti. Gli insetti depongono uova e secernano sangue, creando macchie di colore verdastro o giallognolo che sono difficilissime da poter rimuovere, in quanto con il tempo le fibre vengono colorate dalle macchie create dagli insetti.

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Muffa

Tutti i tessuti, compresi quelli in fibra vegetale o animale, sono attaccati continuamente da microrganismi. Da questi attacchi deriva la crescita di un fungo che viene definita come muffa.

La macchia di muffa può assumere diversi colori:

  • Marrone
  • Rossiccio
  • Giallo
  • Marrone
  • Rosa
  • Viola
  • Nero

Il calore, l’umidità e la mancanza di aria fresca, combinato all’amido o rappresentano le condizioni ideali per la proliferazione della muffa, andando a macchiare irrimediabilmente i tuoi capi.

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Scolorimento da esposizione alla luce

L’esposizione alla luce naturale o artificiale può provocare lo scolorimento di molti tessuti colorati. Invece nel caso di tessuti bianchi o tinti con coloranti fluorescenti, può provocarne l’ossidazione o l’ingiallimento.

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Custodia in plastica

La nostra lavanderia, dopo il lavoro svolto sul vostro capo, lo imbusta all’interno di una custodia di plastica per far si che non si contamini nel tragitto lavanderia-casa. Una cosa importantissima, che ricordiamo a tutti i nostri clienti alla consegna del capo, è quella di non riporlo in armadio con la custodia di plastica. Questo perchè la plastica si combina con alcuni agenti di finissaggio facendo così ingiallire i tessuti. Un altro motivo per non riporre il capo con la custodia di plastica, è perché questa è in grado di imprigionare l’aria calda e stagnarla al suo interno. Quindi l’umidità creatasi può creare un ambiente acido in grado di macchiare e scolorire il tessuto.

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Scolorimento da Fumi

Per scolorimento da fumi intendiamo l’alterazione o la perdita del colore provocata dall’azione di gas trasportati nell’aria. Questi gas sono soprattutto prodotti dalla combustione dei gas di scarico delle auto, gas e petrolio. Spesso negli armadi le concentrazioni di questi gas sono maggiori. I colori più scuri diventano rosa o rossi, spesso in modo non omogeneo. Alcune volte questo tipo di scolorimento compare dopo che il capo viene appeso in un armadio o dopo il lavaggio a secco. In entrambi i casi non vi è possibilità di porvi rimedio. Lo scolorimento può comparire dopo il lavaggio a secco, poiché il calore accelera l’azione delle sostanze chimiche gassose che hanno già intaccato il colore. I colori più soggetti a scolorire a causa dei fumi sono quelli su tessuti in seta e acetato.

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Tarme

I danni provocati dalle tarme interessano solitamente i capi di lana, pelle e pelliccia, in quanto le sostanze animali e le proteine contenute nei tessuti sono cibo per le larve. Gli insetti intrappolati fra la trama di un tessuto divorano gran parte delle fibre. Altre varietà di insetti possono danneggiare tessuti differenti. Le larve delle blatte attaccano tutte le fibre naturali, comprese la seta, la lana e il cotone.

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Controllo

Al momento del ricevimento presso la nostra lavanderia, è fondamentale esaminare molto attentamente i capi che ci state consegnando. Tutte le macchie di armadio, e quindi probabilmente non individuate precedentemente, è fondamentale esaminarle per riuscire a trattarle. Il controllo del capo è fondamentale per il rapporto tra cliente e Lavanderia. Per la massima trasparenza esaminate bene i capi che ed i tessuti, in quanto la lavanderia non crea macchie e vuole solo riconsegnare i capi con la professionalità di sempre.

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Lavaggio ad Acqua in Lavanderia: tutte le cose da sapere

Il lavaggio ad acqua professionale, quello effettuato in lavanderia, da sempre si affianca al lavaggio a secco ed oggi ne rappresenta anche un’alternativa per la pulitura di alcuni capi nella sua variante più moderna (wet cleaning).

Nello specifico è bene precisare fin d’ora che non tutti i capi possono essere trattati con il lavaggio ad acqua tradizionale e, in particolare, i tessuti più delicati con questo sistema rischiano di riportare danni irreversibili. In particolare è sconsigliabile lavare ad acqua capi delicati quali: coperte di lana, cappotti, giacche, abiti maschili e femminili, maglieria delicata, gonne, camicette, manufatti tessili d’arredo.

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Per questa ragione i capi che necessitano una particolare cautela devono essere trattati con il sistema di lavaggio wet cleaning, oppure con il tradizionale lavaggio a secco.

A differenza di ciò che è opinione diffusa, il lavaggio ad acqua in lavanderia non è parificabile al lavaggio nella lavatrice di casa, si tratta di un processo molto differente e più evoluto, soprattutto in termini di risultati riscontrabili su capi e tessuti, che si traducono in maggior pulito e più lungo ciclo di vita dei tessuti.

I PRODOTTI PER IL LAVAGGIO AD ACQUA

Oggi sono disponibili detergenti, disinfettanti, igienizzanti, sgrassatori e sbiancanti di alta qualità, che potete trovare presso la vostra lavanderia di fiducia, che impiegati ad hoc, operano in modo efficiente anche a temperature più basse in modo da non stressare le fibre dei tessuti mantenendone più a lungo le caratteristiche peculiari (Elasticità, morbidezza, brillantezza dei colori, ecc.)

PERCHÈ SCEGLIERE IL LAVAGGIO AD ACQUA IN LAVANDERIA?

Ma se è possibile trovare i prodotti professionali per il lavaggio ad acqua domestico, perchè rivolgersi ad una lavanderia? La domanda sorge spontanea.

Sostanzialmente per 4 motivi:

  • Il processo di lavaggio, in lavanderia più strutturato e sofisticato;
  • macchinari, in lavanderia più evoluti e con programmazioni sofisticate;
  • L’esperienza dei professionisti del lavaggio, che hanno acquisito con i tessuti la familiarità che eleva al rango di esperti.
  • Il Know-how che i professionisti del puliti hanno nelle varie procedure di lavorazione di un capo. Dal pre lavaggio alla rimozione di macchie, dal lavaggio alla stiratura.
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COME SI SVOLGE IL LAVAGGIO AD ACQUA ESEGUITO IN LAVANDERIA

Il lavaggio ad acqua professionale che viene eseguito in lavanderia è composto da più fasi; Si inizia con il pre-trattamento, con prodotti specifici come sgrassatori, eventuali solventi dedicati in caso di macchie difficili, ecc.

Non c’è bisogno di dirlo: l’utilizzo di tali prodotti è consigliabile solo da parte di personale esperto di lavanderia, per ottenere risultati ottimali senza rischiare di rovinare i tessuti. É infatti una questione di attimi ritrovare i vestiti decorati da aloni, od ottenere l’espansione e il fissaggio delle macchie invece della loro scomparsa.

Segue il lavaggio ad acqua vero e proprio, per il quale i prodotti, i macchinari e l’esperienza professionale del mastro lavandaio si uniscono in sinergia e fanno tutta la differenza.

Dopo il lavaggio naturalmente si passa alla fase di asciugatura dei capi; non tutti sanno che l’asciugatura naturale, i panni stesi per intenderci,  nella maggior parte dei casi non è la soluzione migliore, anzi a volte è addirittura dannosa, come per giacche a vento, piumini, piumoni ecc. perche l’imbottitura stenda ad asciugare e facilmente crea degli aloni all’esterno.

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Le asciugatrici professionali che trovate in lavanderia, grazie alle maggiori dimensioni, permettono all’aria calda di circolare in modo più libero all’interno del cestello, portando a compimento l’asciugatura dei tessuti nel pieno rispetto delle fibre, evitando surriscaldamenti, pressioni e sfregamenti stressanti.

Anche dopo il lavaggio e l’asciugatura, in casi specifici, si può rendere necessaria un ulteriore momento di smacchiatura, che come abbiamo visto richiede prodotti specifici e cautela nell’utilizzo.

Segue per concludere la stiratura dei capi, grazie al processo di lavanderia, questo tipo di lavaggio porta sul banco di stiratura tessuti che si rendono più docili e facilmente trattabili, in sostanza ad un processodi lavaggio più delicato con le fibre tessili fa seguito anche un più delicato momento di stiratura

Inoltre le attrezzature di post lavaggio professionali, assi aspiranti e vaporizzanti e ferri da stiro speciali, uniti al sapiente utilizzo delle temperature del vapore, degli appretti e di altri prodotti specifici, concorrono a raggiungere un risultato che con i metodi casalinghi diventa ineguagliabile.

I MACCHINARI PROFESSIONALI PER IL LAVAGGIO PROFESSIONALE AD ACQUA

I macchinari professionali per il lavaggio ad acqua di cui è dotata una lavanderia lavora secondo una moltitudine di programmi specifici per ogni tipo di tessuto, hanno quindi la possibilità di essere utilizzati per agire al meglio variando temperatura, tipo di rotazione del cestello, quantità d’acqua impiegata per ogni fase del lavaggio, combinando così la maggiore prestazione di pulito con il minor stress per i tessuti e i capi.

PIÚ CAPI SIMILI, MAGGIOR DETTAGLIO NEI PROGRAMMI DI LAVAGGIO

Un ultimo ma non trascurabile motivo che rende il lavaggio ad acqua in lavanderia molto diverso, e qualitativamente migliore rispetto al medesimo processo con la lavatrice di casa, consiste nella maggior scala operativa. Infatti in lavanderia i capi sono raccolti per similitudine di caratteristiche e trattati pertanto in modo più specifico, viene quindi meno quella necessità di “mescolare un po’ tutto” a cui siamo costretti quando ci troviamo a riempire il cestello della nostra lavatrice di casa

Credits to http://www.rampi.com

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Consigli, i tappeti covo di microbi: lavateli spesso

I tappeti nelle nostre case sono veri e propri covi di germi e batteri che nella quotidianità portiamo all’interno delle nostre case. Il loro deposito sui tappeti può essere sconfitto in vari modi: dal lavaggio igienizzante con vapore e spray professionali al semplice lavaggio in lavanderia. Un tappeto ha bisogno di essere lavato e sanificato almeno una volta all’anno.

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Hai idea di quali germi vivono nel tuo tappeto ?

Norovirus

Come spiegato dall’Istituto Superiore di Sanità, si tratta di un virus che può provocare sintomi simili alle gastroenteriti soprattutto nei soggetti più deboli, ovvero nei bambini e negli anziani. Provoca intossicazione alimentare o sintomi simil-influenzali e può sopravvivere sul tappeto per un massimo di sei settimane.

La trasmissione, infatti, può avvenire anche per contatto con superfici contaminate.

Il virus è altamente infettivo e bastano 10 particelle virali per dare vita a un’infezione. Data la loro persistenza nell’ambiente, che ne permette la replicazione e diffusione anche per due settimane dopo l’infezione iniziale, i norovirus sono difficili da controllare ed è quindi necessario applicare rigorose misure sanitarie per prevenirli e contenerli” (ISS).

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Micrococcus

È bene spiegare che il genere Micrococcus non è considerato patogeno, ovvero che provoca malattie. Tuttavia, è stato segnalato che alcuni ceppi possono causare vari tipi di infezione.

Tra le più pericolose: batteriemia, shock settico, artrite settica, endocardite, meningite o polmonite in soggetti immunocompromessi o immunodepressi.

Questi batteri sono in grado di moltiplicarsi in diversi ambienti, soprattutto quelli intrisi di polvere e umidità, come può essere appunto il tappeto di casa.

Possono essere molto pericolosi, perché può risultare difficile identificarli come causa di un’infezione, in quanto sono normalmente presenti nella microflora della nostra epidermide.

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Spore di muffa

I tuoi tappeti sono una delle aree più ad alto rischio per la crescita della muffa e solo un esperto può rilevarla, perché non è detto sia immediatamente visibile.

Per crescere, la muffa ha bisogno di umidità, ossigeno, una fonte di cibo e una superficie su cui crescere. Le spore della muffa si trovano comunemente nell’aria, ma se atterrano in un punto umido che contiene polvere di cui si nutrono, contaminano presto la superficie.

Gli allergeni prodotti dalla muffa colpiscono le persone in diversi modi. Le reazioni e la gravità possono essere diverse, come spiegato dall’Istituto superiore di Sanità:

Sintomi comuni delle infezioni da muffe sono naso chiuso, irritazioni agli occhi o della pelle, affanno. Le persone allergiche alle muffe possono avere difficoltà respiratorie o fiato corto. I soggetti con un sistema immunitario compromesso o con malattie polmonari croniche possono sviluppare infezioni polmonari da muffe” (ISS).

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 Salmonella

Questo batterio viene portato sul tappeto di casa da residui di feci, trasportati inconsapevolmente dalle persone e dai nostri amici a quattro zampe. 

Le infezioni da Salmonella possono provocare diarrea, febbre e crampi addominali. I bambini piccoli e gli anziani sono particolarmente a rischio. L’Istituto Superiore di Sanità in questa pagina di approfondimento ha precisato: 

“L’infezione si trasmette attraverso l’ingestione di cibi o bevande contaminate o per contatto, attraverso la manipolazione di oggetti […] Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno e non richiede l’ospedalizzazione, ma talvolta l’infezione può aggravarsi al punto tale da rendere necessario il ricovero. Le salmonellosi nell’uomo possono anche causare lo stato di portatore asintomatico”.

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Escherichia Coli

Come la Salmonella anche l’E. Coli può invadere le nostre case tramite il trasporto dall’esterno di residui di feci contaminate. Ecco perché, anche in questo caso, il tappeto resta il luogo ideale dove questi batteri possono proliferare

L’Escherichia Coli non deve essere preso alla leggera, soprattutto se viene in contatto con soggetti deboli, quali bambini, anziani o immunodepressi. I sintomi più lievi includono diarrea, dolore addominale e febbre.

Tra i sintomi più gravi, invece, si segnala riduzione della frequenza delle minzioni, comparsa di astenia marcata e perdita del normale colorito roseo sulle guance e delle palpebre.

“L’insorgenza di queste complicanze necessita di ricovero per sopperire all’insufficienza del rene e mediamente si guarisce in pochi settimane salvo casi più rari. Nessun farmaco è in grado di proteggere dall’infezione da E. Coli. I comportamenti da adottare per non contrarre l’infezione prevedono” (da Nurse24.it).

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Stafilococco aureo

Lo Staphylococcus aureus è il più pericoloso tra tutti i numerosi e comuni batteri appartenenti al genere degli stafilococchi. Si diffonde attraverso il contatto diretto con un individuo infetto, usando un oggetto contaminato o inalando goccioline infette disperse attraverso gli starnuti o la tosse.

Si capisce bene, dunque, come il tappeto possa essere un vero e proprio ricettacolo di questo batterio proprio perché l’oggetto più esposto al contatto con l’ambiente esterno.

La pelle e le mucose dovrebbero rappresentare una barriera insormontabile per il microrganismo, che però riesce a introdursi nell’organismo tra i tessuti profondi e nel sangue anche attraverso tagli, traumi o infezioni virali.

Lo stafilococco provoca eruzioni cutanee (che nei casi più gravi degenerano in ascessi) febbre, polmonite e altre gravi condizioni di salute.

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Composizione Capo Consigli Lavaggio

Piumino d’oca: Le cose da sapere prima dell’acquisto

Ecco le cose da sapere riguardo al piumino d’oca:

piumoni oca

Qualità della piuma


Partendo dal dato di fatto che solo oche e anatre forniscono le migliori piume, bisogna avere chiara la distinzione fra piumino o fiocco e piuma. Il piumino oca o fiocco si presenta come un soffice batuffolo formato da piccole “barbe” e proviene dal sotto petto dell’oca. La sua struttura permette di trattenere l’aria creando un effetto isolante che consente agli animali di sopportare escursioni termiche e di passare dal caldo al freddo. Il piumino risulta più pregiato della piuma che è composta da uno stelo detto rachide da cui si dipartono i filamenti. Attenzione perché molto spesso vengono spacciate per piuma e piumino d’oca penne o piume di galline, triturate e mescolate tra di loro.
È importante, dunque, leggere sempre l’etichetta e guardare la composizione: l’ideale sarebbe 100% piumino oca, o almeno 90% piumino e 10% piumetta.

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Provenienza della piuma

Oltre alla distinzione precedentemente illustrata, ciò che fa la differenza nella qualità della piuma è la provenienza degli animali. Naturalmente gli animali provenienti da allevamenti in paesi freddi come la Siberia, il Canada, la Groenlandia, l’Europa Nord Orientale (Ungheria, Polonia) forniranno una piuma più folta, soffice e pregiata. Il top è costituito dal fiocco di Edredone, un’anatra selvatica che vive prevalentemente in Islanda, che ha come caratteristica unica una forte coesione per poter resistere ai venti artici. Le femmine dell’edredone, dal piumaggio bruno, ricoprono il nido con i fiocchi morbidi del sotto petto per proteggere le uova. I fiocchi, la cui quantità varia ogni anno, vengono raccolti e sterilizzati ed usati per i capi imbottiti in puro fiocco di edredone.

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Che cosa è il Filling power

Il Filling power è la capacità di riempimento del piumino oca, cioè il rapporto volume/peso dell’imbottitura del piumino da cui si deduce la qualità del prodotto. Più è alto il Filling Power, migliore sarà la qualità della piuma: infatti più la piuma è pregiata, minore sarà la quantità che ne occorre per riempire il piumone, che risulterà più soffice e leggero.

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Le certificazioni e la tutela degli animali

La piuma deve, innanzitutto, essere vergine cioè nuova, mai usata in precedenza, ma lavata, sterilizzata e depolverizzata.
Il marchio Nomite riportato sui piumini garantisce che il prodotto è anallergico e antiacaro e quindi adatto anche alle persone che soffrono di allergie. Infatti la piuma, contrariamente a quanto si crede, non costituisce un habitat favorevole per gli acari.
L’OEKO-TEX®, invece, è il marchio dei prodotti tessili che certifica la non nocività per la salute.
Inoltre, tra le garanzie fornite da alcuni produttori di piumini, vi è quella che riguarda la loro adesione all’Associazione dell’industria delle piume e degli articoli da letto (EDFA) che attesta il trattamento adeguato delle oche e la loro provenienza da allevamenti certificati in cui gli animali vengono spiumati solo dopo la macellazione. In altre parole, la piuma viene ricavata da animali utilizzati dall’industria alimentare e le oche vengono spiumate solo dopo morte.

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I punti di calore

Prima di procedere all’acquisto è essenziale conoscere qual è il coefficiente di calore più adatto alle nostre esigenze. Per questo i piumini vengono classificati in base ai punti di calore che vanno da 1 a 5, cioè dalla versione light, leggerissima per l’estate, a quella caldissima per climi rigidi. Tra i modelli di piumini più consigliati il Trio costituito da due piumini, uno medio e uno leggero, che uniti attraverso appositi bottoncini forniscono il massimo comfort e calore (3+2 punti di calore). Di recente è stato introdotta dalle principali aziende, fra cui l’austriaca Kauffmann, una nuova classificazione che prevede una distinzione fra piumino leggero  ideale per la primavera e l’estate; medio per le mezze stagioni; caldo ideale per l’autunno o per l’inverno cittadino e caldissimo per inverni rigidi o camere poco riscaldate.

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Tessuto e confezione

Anche il tessuto esterno usato per contenere la piuma fa la differenza. Il rivestimento è bene che sia di cotone, a trama fitta e compatta in modo tale da impedire la fuoriuscita dei fiocchi e l’insediamento all’interno di acari e polvere, e garantire la traspirabilità. In alcuni collezioni vengono impiegati per l’esterno anche tessuti pregiatissimi come batista di cotone, seta e cashemere per rendere il prodotto più leggero e delicato al tatto.
Il confezionamento può essere a quadri fissi, a cassettoni o a canali. La trapuntatura a quadro fisso non consente alla piuma di spostarsi e quindi la distribuzione del materiale e il calore risultano uniformi. In questo modo non è necessario scuotere il piumone quando si rifà il letto. Quella a cassettoni, usata in genere per piumini più pesanti, permette attraverso distanziatori interni alle cuciture un’omogenea distribuzione dell’imbottitura nei riquadri, evitando che si creino zone fredde. La struttura a canali tubolari verticali, sul tipo piumini danesi, consente al fiocco di piumino di espandersi assorbendo aria, creando il giusto isolamento termico. L’interscambio della piuma assicura una maggiore durata del contenuto.

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Credit to https://www.lacasaeconaturale.com/

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Consigli, stendere il bucato: come farlo nel modo corretto

Ecco dei consigli per un bucato steso correttamente:

  • tenete i fili sempre puliti;
  • stendete immediatamente i capi dopo il lavaggio;
  • prestate attenzione a non formare grinze che ad asciugatura ultimata potrebbero essere difficili da togliere;
  • adoperate mollette di plastica e non di legno, poiché queste ultime tendono sia ad acquisire che a perdere colore sugli indumenti bagnati;
  • applicate le mollette sulla parte più robusta e meno visibile del capo.
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Come stendere i panni senza creare pieghe:

  • prima di stendere pantaloni e gonne sbatteteli per bene o tirateli con cura, poi appendeteli per la vita (dalla cinta o dall’elastico). Evitate di stenderli dalle caviglie o piegati a metà, altrimenti rimane il segno delle mollette o una linea bianca che sarà difficile da togliere e potreste trovarvi a dover rilavare il capo;
  • le camicie possono essere appese alla gruccia oppure vanno stese dai lembi inferiori, con il collo rivolto verso il basso, e le mollette vanno agganciate a livello delle cuciture laterali. Potete raccoglierle appena umide e stirarle;
  • i maglioni, le felpe e le magliette si stendono posizionando le mollette all’altezza delle ascelle;
  • se i capi sono di una lana particolarmente delicata stendeteli all’ombra: disponete un asciugamano di colore neutro sullo stendino e posizionate il capo in posizione orizzontale. Non stendeteli a testa in giù, altrimenti si deformerebbero in maniera irreversibile;
  • camicie, magliette e maglioni possono essere stesi direttamente sulla gruccia, in questo modo si mantiene la forma. Ricordate però che l’attaccapanni non deve essere di dimensioni enormi rispetto alle spalle dell’indumento.
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Come stendere i panni senza rovinare i tessuti:

  • la biancheria va stesa al rovescio e, se stesa al sole, sappiate che tende ad ingiallirsi;
  • i capi delicati, come la seta, e quelli colorati vanno stesi al rovescio e mai al sole, poiché si rischia di alterare i colori;
  • evitate di lasciare gli indumenti esposti per lungo tempo alla luce del sole, raccoglieteli appena asciutti;
  • non sovrapponete i capi da asciugare, specialmente se di colori diversi, altrimenti c’è il rischio che stingano;
  • per i capi lavati a mano, se possibile, fate una centrifuga leggera e poi stendeteli. Se sono delicati strizzateli leggermente poi disponeteli sopra un asciugamano disteso sullo stendibiancheria.
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Detersivi professionali per il bucato: perché meglio liquidi che in polvere?

Quando parliamo di pulizia e detergenza, professionale o domestica, un settore da considerare a parte è quello del bucato. Il lavaggio e la disinfezione dei tessuti, siano essi di abbigliamento o di complementi di arredo (tende, tovaglie, etc.) richiede infatti delle conoscenze specifiche, e l’impiego di detergenti professionali, compresi i detergenti ecologici, dovranno essere scelti in maniera molto accurata. I detersivi per il bucato vengono commercializzati sotto diverse etichette, tipologie e “textures”. Si possono perciò trovare diciture di detergenti per il bucato a mano, in lavatrice, ammorbidenti, smacchiatori, pretrattanti, sapone, e così via. Le consistenze o textures sono diverse: in polvere, liquidi, in capsule, solidi. Cerchiamo allora di capire quali detergenti professionali per il bucato siano più efficaci: quelli in polvere o quelli liquidi?

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Detersivi liquidi: più pratici e comodi rispetto alla polvere

Di sicuro quando ci si trova di fronte alla scelta tra detergenti professionali liquidi rispetto a quelli in polvere, il liquido ha senz’altro il vantaggio di essere più pratico da trasportare e da utilizzare. Si versa facilmente in lavatrice, non cade a terra sporcando il pavimento, non si attacca ai tessuti come potrebbe invece fare un detersivo in polvere. Gli ammorbidenti, inoltre, si trovano in commercio soltanto in forma liquida e non in polvere.

I vantaggi dei detergenti liquidi

Oltre al fatto di essere facilmente trasportabili e utilizzabili, i detergenti liquidi hanno il vantaggio di sciogliersi rapidamente in acqua, e di trasferire immediatamente il loro potere pulente ai tessuti. Non si accumula poi nei piccoli scomparti della lavatrice e non ne intacca le guarnizioni. È la forma più facilmente reperibile in qualità di  detergenti ecologici, visto che contiene anche molte meno sostanze chimiche pericolose rispetto ai detergenti in polvere. Possono infine essere usati con successo anche come pre-trattanti.

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Detersivi in polvere: più convenienti, ma dalle capacità pulenti più basse

I detergenti professionali in polvere da bucato possono essere considerati i detersivi del passato, in quanto erano molto utilizzati fino ad una trentina di anni fa. Come i detergenti liquidi, anche quelli in polvere hanno vantaggi e svantaggi. Vediamo quali sono.

Gli svantaggi della polvere

I detersivi da bucato in polvere hanno il principale svantaggio (a meno che non si acquistino prodotti di un prezzo molto alto) di non sciogliersi completamente in acqua, lasciando delle tracce sui tessuti. Questo fatto comporta innanzitutto la possibilità di reazioni allergiche sulla pelle, o anche di difficoltà respiratorie in chi è allergico. A parte le confezioni in cui viene venduto, il suo contenuto risulta altamente inquinante sulle fosse settiche, ma anche per i mari e i fiumi.

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Composizione Capo Fibre Lavaggio Lavaggio a Secco Tessuto

Le fibre naturali dei tessuti

Le fibre naturali per i tessuti e l’arredamento sono una risorsa antichissima, e oggi se ne aggiungono delle nuove derivate da scarti di lavorazione e materiali insoliti. Scopriamole tutte.

Morbide, ecologiche, economiche e pratiche da indossare, le nuove fibre per l’abbigliamento naturale e la casa di origine vegetale rappresentano un universo mutevole che tra innovazione e tradizione non smette di proporre soluzioni imprevedibili. Quando poi la tecnologia incontra la Natura il risultato può essere sorprendente. Ancor di più se il meraviglioso connubio si applica ad un’industria in costante evoluzione come quella della moda per creare tessuti, fibre e colorazioni 100% green.

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Scopriamo quali sono le differenze per l’origine e il tipo di lavorazione, per le proprietà e l’effettiva sostenibilità delle fibre naturali più conosciute e di quelle più strane o nuove: dal cotone al cachemire, dalla fibra di banano a quella d’ortica.

Fibre naturali: cosa sono

Tutti conoscono il cotone, la fibra più conosciuta, ma ne esistono di tanti tipi, e sono tutte ricavate da risorse naturali.

Si tratta di sostanze filamentose derivate da piante e animali, che possono essere filate e trasformate in fili e corde. La loro tessitura a maglia o intrecciata, permette di ricavare i tessuti, ideali per l’abbigliamento e la casa, e materiali di rivestimento e coibentazione per l’edilizia.

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Come l’agricoltura, anche il tessile ha svolto un ruolo fondamentale nella società fin dagli albori della civiltà. Frammenti di cotone risalenti al 5000 aC sono stati rinvenuti durante gli scavi in Messico e Pakistan. Secondo la tradizione cinese, la storia della seta è iniziata nel V secolo aC. Il tessuto più antico, è stato scoperto in Danimarca e risalirebbe al 1500 aC.

Sebbene da allora le tecniche di produzione tessile abbiano registrato notevoli progressi, l’utilizzo delle fibre naturali non è cambiato di molto. La maggior parte è impiegata nella produzione di capi di abbigliamento, rivestimenti, isolanti e tessuti per l’arredamento di interni. Ma sono sempre più utilizzate anche nell’industria dell’abbigliamento, anche del fast fashion, e dell’arredamento.

Le fibre naturali si dividono in due grandi famiglie:

  • Le fibre vegetali ottenute dai semi (il cotone), dagli steli (canapa e lino), dalle foglie (il sisal o il banano) o dalla corteccia (lolla di cocco) di alberi e piante,  hanno tutte in comune un componente fondamentale, la cellulosa.
  • Le fibre animali ottenute dal vello (la lana), dal pelo (cashmere e angora), dalle secrezioni (la seta) degli animali.
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Le fibre naturali principali

Iniziamo con le fibre per tessuti e per altre applicazioni più classiche, più conosciute e diffuse, che la tradizione ci ha tramandato da secoli.

Perché possano essere considerati veramente naturali, però, è necessario che l’intera filiera rientri in parametri ecologici ed etici rispettosi dell’ambiente, del lavoro umano, del terreno e dei consumatori finali.

Le fibre naturali vegetali

Fibre da seme

Cotone. Trasformato in cellulosa, è la fibra naturale più utilizzata al mondo, protagonista indiscusso dell’industria tessile mondiale. Le sue qualità sono tali – morbidezza, traspirabilità, resistenza, tra le altre – da farne la fibra naturale d’eccellenza per tutti i tipi di abbigliamento e i tessili per la casa. Il cotone biologico è eco-compatibile purché lavorato in maniera sostenibile, senza l’uso di additivi chimici e spreco di acqua, e senza ricorrere allo sfruttamento dei lavoratori.

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Fibre da fusto

Ricavate dalle fasce più esterne, disposte a cerchio all’interno della corteccia ed esternamente rispetto ai vasi legnosi, contengono una cellulosa poco lignificata e si ottengono macerando la parte legnosa.

Lino. Fibra vegetale nota per la sua forza, è stata una delle prime materie ad essere raccolta, filata e tessuta. Utilizzato anche per la fabbricazione di banconote e sigarette, il lino è impiegato anche nell’isolamento edilizio e come materiale geotessile per proteggere dall’erosione.

Canapa. La più venduta per la produzione di abbigliamento, cordami e carta. La canapa è estremamente resistente per questo sempre più utilizzata per la produzione di materiali da costruzione e bioplastiche per l’industria automobilistica. Trattata come il cotone potrebbero viene sempre più usata anche per capi di abbigliamento di alta qualità. Deriva da una coltivazione dal bassissimo impatto ambientale non richiedendo pesticidi e additivi chimici.

Iuta. Ottenuta dalla lavorazione degli steli di piante del genere Corchorus capsularis e C. olitorius, la iuta è una fibra naturale molto resistente. Dopo il cotone, è quella più utilizzata. Usata soprattutto per confezionare sacchetti, fornisce sostentamento a milioni di piccoli agricoltori.

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Ramia o ramié. Originario dell’Asia orientale, si ricava dalla corteccia della Boehmeria nivea, una pianta simile all’ortica proveniente dalla Cina, dove è conosciuta da millenni per la fabbricazione di spago, fili e un tessuto chiamato lino cinese. Il ramié è un filato bianco dall’aspetto setoso e molto resistente, il cui potere assorbente e la cui densità ricordano quelli del lino.

Sisal o fibra d’agave. Ricavata dall’agave sisalana, succulenta adattata ai climi caldi, che cresce anche in regioni aride, nota per la sua ruvidezza e rigidità. Il sisal è dunque inadatto alla fabbricazione di capi d’abbigliamento, ma sostituisce l’amianto e la fibra di vetro in un gran numero di materiali compositi e nell’edilizia, dove è usato come ignifugo e isolante. Viene usato anche nella produzione di tappeti.

Rafia. Fibra ricavata dalla palma omonima, la rafia è molto forte e resistente, tanto da essere utilizzata per corde e accessori come cinture, sedie e vasi. Per la sua elevata resistenza al fuoco è impiegata in edilizia come rivestimento ignifugo e isolante.

Fibra di banana. Già nel 13° secolo le bucce di banana venivano bollite e trattate per ricavarne una fibra morbidissima, molto ricercata e utilizzata in Giappone per produrre i tradizionali kimono. E sempre dalle bucce di banana viene ricavata, attraverso un processo industriale diverso, un tipo di carta.

Abaca. Estratta dalle foglie dell’abaca (Musa textilis), una varietà di banano originaria delle Filippine, può misurare fino a 3 metri di lunghezza. Molto resistente alla rottura, la fibra di abaca veniva usata per la produzione di corde per barche. Oggi è impiegata nelle bustine di tè, per fare il budelli artificiale degli insaccati, la carta delle banconote, la carta da sigarette e carta intestata di alta qualità, e si stanno cercando applicazioni nell’industria automobilistica.

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Fibre da noce

Cocco. Fibra ligno-cellulosica, la fibra di cocco è ricavata dal materiale che circonda la noce di cocco. Si tratta di una fibra dura a causa del suo alto contenuto di lignina, un polimero naturale. Più resistente ma meno flessibile del cotone, è utilizzato per realizzare tappezzerie per mobili e materassi, spazzole, corde e corde. Queste fibre corte e grezze che circondano la noce di cocco sono utilizzate per produrre corde, materassi, spazzole, geotessili e seggiolini auto.

Le fibre naturali animali

Lana. Una delle fibre più diffuse , ha una struttura proteica che le conferisce qualità uniche – eccezionale resilienza ed elasticità – con cui le fibre sintetiche non possono competere. A causa della sua limitata disponibilità e delle sue eccezionali qualità, la lana è una delle fibre più pregiate al mondo. Fibra per eccellenza rinnovabile (cresce ogni anno dopo la tosatura), è biodegradabile al 100%. Gli scarti sono compostabili e usati come fertilizzante. Assorbente, fa respirare la pelle, previene la proliferazione di batteri, isola dal caldo e dal freddo. È una fibra resistente, elastica e antistatica.

Seta. Come la lana, si tratta di una fibra di origine animale, ricavata dal bozzolo del baco da seta, prima di trasformarsi in farfalla. Fin dall’antica Cina, quando il suo uso era riservato all’imperatore e la fabbricazione segreto di Stato. La seta è un tessuto dall’eccezionale potere riflettente e assorbente. Morbida, leggera, sottile, la seta è piacevole da indossare e contrariamente a quanto si pensa, isola molto bene dal caldo e dal freddo. Grazie alle sue molteplici qualità, è molto apprezzata nella produzione di alta moda e lingerie e per la realizzazione di carte da parati e tappeti. Controllate che provenga da lavoratori non sfruttati e lasciati in condizioni eque e da allevamenti di bachi sostenibili.

Alpaca. Ricavata dal vello dell’omonimo animale appartenente alla famiglia dei cammelidi originario dell’America del Sud. Ci sono due tipi di alpaca e una vasta gamma di colori naturali. Gli Huacayos alpacas sono corti, morbidi e abbondanti, mentre i suris sono setosi, brillanti e rigidi. Si utilizzata per realizzare tessuti di lusso di alta qualità.

Angora. La lana bianca e setosa ricavata dal pelo dei conigli di Angora è apprezzata per la sua finezza e l’elasticità. Mai usata sola, viene miscelata con altre fibre naturali per tessuti d’abbigliamento di alta qualità. Spesso viene scambiata con altre fibre naturali, che arrivano dagli steli sottili di un’ortica che cresce nell’Asia orientale,o dal vello di un camelide andino.

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Pelo di cammello. Ci sono due qualità: quello per i cappotti di finitura grossolana, più sottile nella parte inferiore e quella dei cammelli Bactrian, allevati in Mongolia, caratterizzati da fibre di migliore qualità. Fine e morbida, la fibra di cammello è lasciata del suo colore marrone-rosso, con variazioni che vanno dal nocciola al grigio, perché inadatta alle colorazioni. Il vello bianco è il più lussuoso, perché molto raro.

Cachemire. La lana che si ricava dai peli molto fini della capra Capra hircus laniger, è morbidissima al tatto, molto leggera, e mantiene molto calda. Essendo rara, è considerata una fibra di lusso.

Mohair. Arriva dal vello della capra d’Angora, originaria della Turchia. Questa fibra bianca, molto fine e dalla consistenza setosa, è molto apprezzata per la sua morbidezza, la sua lucidità e la sua compatibilità con i coloranti. Calda  in inverno, resta fresca in estate, specie nei climi umidi. Viene utilizzato per produrre abbigliamento, ma anche  tappeti e coperte di ottima qualità.

Le fibre naturali da conoscere

Fibra di eucalipto. Per fare vestiti eco-friendly, la fibra di eucalipto è ricavata dalle foglie dell’albero di eucalipto.

Fibra di bambù. Il bambù si sta rivelando una fonte inesauribile di materia prima per una vasta gamma di utilizzi. La fibra di bambù che se ne ricava è completamente atossica, antibatterica e biodegradabile.

Kenaf. Più conosciuto con il nome di ‘ibisco’, è sfruttato per molti usi oltre che per l’omonimo tessuto ricavato dalla fibra della pianta.

Kapok. Ricavato dalle capsule che contengono i semi dell’albero omonimo, originario dell’India, Giava, Africa e Sud America. Le capsule vengono aperte a mano e sgranate. La fibra è leggera, antiruggine e assorbente, utilizzata per imbottire giubbotti di salvataggio e cuscini, in Cina per fare vestiti, biancheria da letto, imballi, o mista a cotone per la produzione di fodere.

Lenpur. Dai rami dell’abete bianco si ricava invece il lenpur, autentica novità nel mondo dei tessuti vegetali, di cui si apprezza la particolare morbidezza e le capacità traspiranti e deodoranti della sua fibra.

Fibre marine

Anche le piante acquatiche e i carapaci dei crostacei possono darci delle fibre tessili.

Fibre dalle alghe. Dalle alghe  si ricava una fibra di cellulosa che si caratterizza per le straordinarie capacità rimineralizzanti a contatto con la pelle e per la resistenza dopo numerosi lavaggi.

Seacell e Crabyon. Sono ricavate dagli scarti di lavorazione dei crostacei prodotti dall’industria alimentare per farne una fibra antibatterica, molto utilizzata per l’abbigliamento sportivo.

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Fibre diverse

Lanital. Oggi desta perplessità, ma durante il Fascismo l’autarchia aveva scoperto una fibra derivata dal latte, che veniva utilizzata per confezionare abiti di varia fattura. Oggi il lanital sta tornando in voga per le caratteristiche antibatteriche dimostrate e l’estrema morbidezza, ma anche grazie ad una nuova lavorazione che ne impedisce il restringimento. È impiegata per la creazione di abiti per neonati.

Podtex. L’’ultima novità in fatto di tessuti biologici, nato dall’ingegno di una giovane australiana, è il podtex, una fibra ottenuta dalle capsule esauste di caffé con la quale si possono confezionare vestiti e gioielli

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Lavaggio

Usura dei capi

Difetti che si evidenziano nel lavaggio la cui origine va attribuita alle sollecitazioni di indosso o alle mediocri proprietà dei materiali. Ecco alcune delle situazioni più frequenti.

L’ usura delle punte e dei bordi del colletto e delle maniche, macchie rosate, difetti su capi in lana riposti nell’armadio, attacchi chimici, danni su capi in acetato o fibra mista con acetato, macchie derivanti da applicazioni come fettucce o bottoni, accessori con superfici taglienti, bassa solidità del colore alla luce di tessuti realizzati con peli di animali: sono alcuni dei difetti che spesso si evidenziano dopo il lavaggio, ma che sono spesso causati dalle sollecitazioni dell’indosso e dalle mediocri proprietà dei materiali. Ecco alcune situazioni:

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Usura delle punte e dei bordi del colletto, e dei bordi delle maniche

Fig. 1 – Usura dei polsi

Al fine di preservare la tenuta e la forma del capo, i confezionisti rinforzano alcune parti della camicia o della camicetta, quali il collo o colletto e i polsini, per renderle più rigide. Queste parti tendono quindi a consumarsi più velocemente per mancanza di flessibilità.

Inoltre, le punte del colletto stesso mostrano una consistenza notevole dello spessore dovuta alle diverse riprese di cucitura: tali “ispessimenti”, localizzati proprio sul bordo appuntito del colletto, ne aumentano ulteriormente l’effetto negativo impedendo al tessuto di piegarsi.

Fig. 2 – Microfalli ai polsi

Ebbene, la resina superficiale rende più fragile il tessuto e provoca due effetti che si originano durante lo sfregamento di indosso, localizzati nelle zone maggiormente soggette a tale fenomeno: una forte sbiaditura a causa dello spostamento della resina e la formazione di microfalli lungo i bordi (Fig. 1, 2).

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Macchie rosate provocate dal sudore e dalla luce

Spesso i clienti, dopo aver ritirato i propri capi dalla lavanderia, possono recriminare sulla presenza di macchie rosate affermando che prima non ci fossero; tali macchie invece sono causate dalla sudorazione corporea unitamente all’esposizione alla luce. Inoltre alcuni colori, in particolare l’avio, sono molto sensibili e delicati e vengono sottoposti facilmente a viraggi, a causa di agenti acidi o alcalini (sudore) e della luce.

A conferma di ciò, le zone più soggette al difetto sono quelle che vengono a contatto con le mani impregnate di sudore durante l’indosso (cosce), quelle maggiormente a contatto con il sudore del corpo ed esposte alla luce (spalle) o quelle più pelose e con maggiore superficie di esposizione alla luce (bordi) (Fig. 3).

Fig. 3. – Viraggio colore al bordo
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Capi in lana: buchi su capi riposti nell’armadio

Chi non ha avuto nel suo armadio capi in lana “decorati” da piccoli buchi? La responsabile è la larva della tarma, che si nutre della cheratina contenuta nella lana. Quando si osservano al microscopio le fibre in corrispondenza del bordo dei buchi in questione, si possono vedere delle tracce di denti (Fig. 4). La larva si trasforma poi in farfalla, che non mangia più ma si riproduce e depone le uova.

Esistono dei trattamenti per allontanarle (le vecchie, ora proibite, palline di naftalina) o ucciderle.
Può capitare anche che il buco non si sia formato completamente e passi inosservato, ma comparirà dopo il lavaggio.

Facciamo l’esempio di una giacca con un piccolo buco nel mezzo della schiena. Soltanto il tessuto esterno è stato attaccato, mentre la fodera in poliestere, che aderisce abbastanza vicino al tessuto esterno, non lo è. Questo insetto, allo stato di larva e quindi durante la sua crescita, si nutre unicamente di fibre di lana: perciò, senza che ciò si veda, i fili hanno perso resistenza nei punti attaccati dagli insetti.
Al momento della pulitura non resistono all’azione meccanica e inevitabile si rompono causando l’incidente, senza che ci sia un errore tecnico da parte del pulitore.

Fig. 4. – Morsi di larva di tarma visti al microscopio
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Tessuti in Cotone: difetti che si evidenziano nel lavaggio

Nel caso illustrato in Fig. 5, grazie a una verifica al microscopio, è stato rilevato che le fibre prelevate ai bordi del difetto (trattate con perossido di sodio al 18%) hanno subito un attacco chimico (Fig. 6).

Le fibre prelevate nelle zone normali – con estremità a capocchia – trattate con perossido di sodio al 18%, non hanno subito alcun attacco chimico (Fig. 7).

Si tratta, infatti, di un difetto da attacco chimico provocato con prodotti chimici di smacchiatura o, al limite, da un contatto prolungato con sudore particolarmente aggressivo che si evidenzia soprattutto dopo il lavaggio. Riteniamo più probabile la smacchiatura. Un indosso e una manutenzione corrette non potrebbero provocare un danno simile.

Fig. 5 – Tessuti in cotone: falli che si evidenziano nei lavaggi
Fig. 6 – Estremità della fibra di cotone senza capocchia
Fig. 7 – Estremità della fibra di cotone con capocchia

Credit to: https://www.technofashion.it/

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Lavaggio Lavaggio a Secco

Lavaggio a Secco

Il lavaggio a secco, è una particolare tecnica che prevede l’utilizzo di un solvente organico al posto dell’acqua. Il solvente: è una sostanza capace di scioglierne un’altra, creando così una nuova soluzione. La storia delle miscele, utilizzate per il lavaggio a secco, è piuttosto travagliata. Infatti, la maggior parte dei prodotti impiegati si sono rivelati dannosi per il corpo umano, in quanto velenosi o cancerogeni (tetracloruro di carbonio, trielina, freon). Oggi, nell’intento di abbandonare l’uso di solventi nocivi, vengono utilizzati prodotti di nuova generazione, come l’anidride carbonica liquida.

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In cosa consiste il lavaggio a secco?

Particolarmente indicato per eliminare macchie d’olio e grasso, il lavaggio a secco, garantisce un bucato pulito e disinfettato. Decisamente più articolata e di dimensioni maggiori rispetto ad una normale lavatrice, per il lavaggio a secco, viene utilizzata una speciale macchina che funziona a circuito chiuso, dotata di una botte, serbatoi, filtri ed un sistema di distillazione. Attraverso questo complicato sistema, è possibile la lavorazione dei solventi. Dopo aver inserito il carico da lavare, da uno dei serbatoi viene prelevato il solvente ed inserito nella botte. Il bucato viene fatto circolare tra la botte ed i filtri, che trattengono lo sporco, mentre le macchie di grasso vengono chimicamente rimosse grazie ai solventi. Quando il lavaggio è al termine, il solvente viene scaricato nel distillatore. Quest’ultimo, riscaldando il composto, lo converte in vapore. La distillazione è una fase fondamentale del processo di lavaggio a secco, in quanto permette la separazione delle particelle di sporco dal solvente ed il  recupero parziale di quest’ultimo.

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Perchè scegliere il lavaggio a secco?

Libera i tuoi capi dallo sporco più ostinato, assicurandoti un’igiene antibatterica. Ecco gli insuperabili vantaggi del lavaggio a secco.

Noi come azienda di lunga data nell’utilizzo di questa tecnica, Clean & Fresh, offre ogni giorno a centinaia di clienti, un servizio completo di lavaggio perfetto dei capi più importanti. Elimineremo anche le macchie più grasse, garantendoti sempre la massima sanità del tuo bucato.

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Composizione Capo Consigli etichetta lavaggio Lavaggio

Consigli, Simbolo lavaggio: come non rovinare i capi

Capire i simboli del lavaggio è importante per non rovinare i vestiti, soprattutto se siete al vostro primo bucato. Seguendo quelle istruzioni poste sulle etichette dei vestiti possiamo lavare i nostri indumenti senza timore di rovinarli. Nelle legenda sono indicati il tipo di lavaggio, la temperatura, se può essere candeggiato, stirato, se può essere utilizzata la centrifuga e il metodo di asciugatura. Le diverse temperature consigliate sull’etichetta dei capi le ritroverete, poi, anche sul programma della vostra lavatrice dove saranno indicati anche i tessuti.

Saper interpretare i simboli sulle etichette dei vestiti, dunque, è importante per non rovinare i capi d’abbigliamento: sulle etichette, infatti, sono presenti tutte le informazioni necessarie affinché il bucato sia lavato e igienizzato perfettamente. In questa mini guida vi spiegheremo il significato dei più comuni simboli di lavaggio che troviamo sulle etichette degli indumenti, per lavarli nel modo giusto senza il rischio di rovinarli.

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Simboli lavaggio in acqua

Vaschetta senza indicazione dei gradi: il capo può essere lavato in acqua

Vaschetta con la mano immersa: il lavaggio si può effettuare solo a mano a una temperatura massima di 40°con un lavaggio delicato e senza strizzare

Vaschetta con indicazione dei gradi: significa che l’indumento può essere lavato in lavatrice alla temperatura massima indicata.

Vaschetta con sotto una linea: il lavaggio va eseguito a media velocità per i capi sintetici.

Vaschetta con sotto doppia linea: il lavaggio deve essere extra delicato.

Vaschetta con la X: il capo non può essere lavato in acqua.

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Lavaggio a Secco

Cerchio vuoto: il capo può essere lavato a secco.

Cerchio con lettera A: l’indumento può essere lavato a secco con tutti i solventi in uso.

Cerchio con lettera F: il lavaggio a secco può avvenire solo con solventi a base di petrolio di tipo R113, idrocarburi e tricloroetano.

P cerchiata: il lavaggio a secco può essere fatto con Percloroetilene, un solvente normalmente in uso.

Cerchio con la W: l’indumento può essere lavato solo con l’acqua. Se sulla lettera W c’è una X allora il capo può essere lavato solo a secco.

Cerchio con la X: il capo non può essere lavato a secco.

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Simbolo per stiratura

Ferro da stiro: significa che il capo può essere stirato

Ferro da stiro con pallino al centro: i pallini stanno ad indicare la temperatura: un pallino non bisogna superare i 110°; due pallini i 150°; tre pallini la temperatura non deve essere oltre i 200°.

Ferro da stiro con la X: l’indumento non può essere stirato.

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Simbolo per asciugatura

Quadrato con cerchio al centro: il capo può essere asciugato con l’asciugatrice.

Quadrato con cerchio e X: l’indumento non può essere asciugato con l’asciugatrice.

Quadrato con cerchio e puntino al centro: il puntino sta ad indicare la temperatura massima a cui il capo può essere asciugato: un puntino basse temperature; due puntini temperatura media; tre puntini significa che l’indumento può essere asciugato anche ad alte temperature.

Quadrato con tre linee verticali: asciugatura verticale all’aperto senza strizzare né centrifugare.

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